Andrea, David Helgason, Gaetano

Videogame, Gear Jack da una stanzetta all’App Store

La loro storia è di quelle che alimentano il “mito del garage”, quello alla Steve Jobs per intenderci. «In effetti si può proprio dire che abbiamo cominciato in una stanzetta a buttare giù idee bevendo una lattina di Redbull. Siamo stati fortunati».

Andrea Sancio racconta così gli inizi della Piwot Games, piccola azienda catanese che ha sfornato solo due giochi per il mercato mobile e ha ottenuto un successo importante. Il loro Gear Jack prima e soprattutto il sequel Gear Jack Black Hole – in cui il robottino spaziale Jack deve trovare il modo di venir fuori dal buco nero in cui è precipitato con la sua astronave – hanno avuto un grande riscontro sulle piattaforme iOS e Android, tanto piaciuti a Apple e Google da avere avuto l’onore (e la fortuna) di guadagnarsi il bannerone in primo piano nella pagina dei rispettivi store, anche di quello Usa, il più importante. Questo ha portato a circa 3 milioni di download, 1 milione solo nella prima settimana. «Gear Jack l’abbiamo lanciato nel 2012, a pagamento. Poi visto il successo ottenuto abbiamo lavorato al sequel che tanti ci chiedevano, Gear Jack BH stavolta free-to-play, prevedendo ricavi dall’advertising e dalla vendita di potenziamenti e personalizzazioni», spiega Andrea, programmatore, che fa coppia societaria con Gaetano Spampinato, grafico 2D e 3D, mentre un terzo socio originario Marco Zappulla è poi uscito dalla società. Le musiche sono state fatte da Gabriele Caruso. Età media 30 anni.

Gear Jack Black Hole
Gear Jack Black Hole

«Dopo aver prodotto una demo per vedere se avevamo le capacità per tuffarci in questo settore e avendo avuto dei buoni riscontri, abbiamo deciso di lavorare al progetto di Gear Jack. Il gioco stava venendo bene e l’abbiamo proposto a Crescent Moon, un publisher americano che ha pubblicato tanti giochi di successo e a cui si sono rivolti anche i nostri amici della Drakkar Dev. Quando è uscito è stato un successo incredibile. In tanti ci chiedevano il sequel e quando abbiamo rilasciato Blak Hole è stato fantastico, non ci aspettavamo un successo così… internazionale», ricorda Andrea. Si sono arricchiti? «Ma no – precisa Andrea – certamente però questo è diventato il nostro lavoro stabile e abbiamo la possibilità di pianificare. Adesso stiamo lavorando a un nuovo gioco, un casual game di quelli che fai nei momenti buchi, funzionano tantissimo. Non possiamo rivelarlo perché ci sono accordi di riservatezza, ma contiamo di uscire fra un paio di mesi, sicuramente entro l’anno. In più stiamo lavorando al porting di Gear Jack su pc e su XBox One, piattaforma per la quale abbiamo la licenza di Microsoft».

Quel che è certo è che «Catania è uno dei centri di produzione più attivi in Italia – aggiunge il programmatore etneo -. Molti ci dicono che in Italia non c’è prospettiva, ma per il nostro lavoro un posto vale l’altro, potremmo stare anche in un garage in Mozambico, visto che il nostro Paese non ci aiuta molto! Certamente noi siamo stati molto fortunati ad avere un riscontro sul mercato con i primi due giochi, ma forse siamo entrati nel momento giusto per il mobile, nel 2010, ma credo che ancora oggi sia un mercato in grande espansione e la produzione abbia costi inferiori perché tutti gli engine (i software come Unity, Unreal..) per realizzare videogame adesso hanno costi accessibilissimi. Chiaro, per affermarti devi avere molta visibilità e per noi l’aiuto di Apple e Google è stato fondamentale». Però, ammonisce Andrea, «in troppi associano l’idea di un bel gioco ai soldi. L’idea è solo l’1% del percorso, perché magari l’hanno pensato in altri centomila o perché il giorno dopo ti sembra meno fantastica. Invece bisogna arrivare in fondo. E solo pochi ci arrivano».

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