Giuseppe Barbagallo (a sinistra) e Giuseppe Cardaci

Open data e social, i primati dell’Arcidiocesi di Catania

I matrimoni, i battesimi, le cresime celebrati dal 2001 al 2014, ma anche l’elenco di parrocchie e diocesi. Sono questi gli open data resi disponibili a tutti dall’Arcidiocesi di Catania, prima in Italia e forse in Europa ad avere avviato un progetto sui “dati aperti” e assurta a modello per altre realtà, non solo ecclesiastiche. Artefici del catalogo open data dell’Arcidiocesi catanese sono Giuseppe Cardaci e Giuseppe Barbagallo. Sono stati loro a realizzare questa operazione di “apertura” mettendo on line sul sito dell’Arcidiocesi etnea i dati di cui già disponevano. Quelli pubblicati sono infatti dati statistici ufficiali trasmessi ogni anno all’ufficio Centrale di Statistica della Chiesa presso la Segreteria di Stato vaticana.

«Tutto è cominciato quando io e Giuseppe Cardaci abbiamo incontrato Andrea Borruso e Giuseppe Ragusa del gruppo Open Data Sicilia, a Pedara lo scorso dicembre. Da quell’incontro abbiamo preso coraggio e abbiamo avviato il progetto sugli open data, con l’avallo dell’arcivescovo di Catania», racconta Giuseppe Barbagallo che da quattro anni si occupa del sito ed è il responsabile dei profili social dell’Arcidiocesi. «I dati che abbiamo reso fruibili sono tutti lavorabili e in formato csv – aggiunge Barbagallo -. Adesso siamo all’opera per averne altri dal Tribunale ecclesiastico e presto renderemo pubblico anche i dati sui catechisti di tutta l’Arcidiocesi».

Barbagallo e Cardaci sono gli artefici della “rivoluzione digitale” della Chiesa etnea. «Il catalogo open data è un’operazione di grande apertura e di condivisione. Il progetto sugli open data è nato dall’esigenza di fare memoria del passato per poter meglio operare nella pastorale odierna». I dati già accessibili, e quelli che lo saranno in futuro, possono essere elemento di studio e possono rivelare molte cose. «La pagina è in continuo aggiornamento e implementazione di nuovi dati – dice ancora Barbagallo -. Il riscontro che ci aspettiamo è quello di iniziative simili in altre diocesi o altri enti cattolici dei quali ci metteremo a disposizione per avviare iniziative simili a quella catanese».

La classifica delle diocesi più attive su Facebook
La classifica delle diocesi più attive su Facebook

I due – 45 anni Barbagallo e una quarantina Cardaci – hanno lavorato con passione a questa innovazione digitale dell’Arcidiocesi catanese che, per esempio, non emana più circolari cartacee, ma soltanto via mail, registrandone la percentuale di apertura da parte dei destinatari. Ispirati dal progetto AlboPOP i due hanno anche fatto nascere anche il Bot Telegram dell’Arcidiocesi di Catania per informare in modo capillare circa le attività diocesane. E sono andati oltre, creando l’Osservatorio per la Pastorale Digitale per monitorare l’attività sui social network delle Diocesi italiane (e a breve anche di quelle estere). «Abbiamo fatto una sorta di “classifica social” delle Diocesi, su 225 in totale circa 75-80 utilizzano ufficialmente i social network», rivela Barbagallo. Cosa ci racconta questo monitoraggio? Una mappa dell’Italia, in cui i pallini blu indicano le Diocesi che fanno attività sui social e quelli rossi, invece, quelle che non utilizzano questi canali di comunicazione. La Sicilia presenta una situazione a macchia di leopardo, in Campania c’è invece un’alta concentrazione di Diocesi “social”.

L’altro dato importante offerto dall’Osservatorio è la classifica delle Diocesi presenti su Facebook e su Twitter. Il ranking è in continuo movimento. Nel momento in cui scriviamo l’Arcidiocesi di Catania è al quarto posto per l’utilizzo di Facebook, con circa 3700 fan e un buon indice di engagement). Al decimo c’è quella di Palermo (2700 fan). In vetta alla classifica c’è invece la diocesi di Sora Cassino Aquino Ponte con circa 11mila fan. Seconda e terza, rispettivamente, la Diocesi di Cremona e la Chiesa di Milano. Su Twitter, invece Catania segue a ruota Milano, terzo posto per Palermo. Altro dato interessante che ci comunica Barbagallo è quello sul traffico al sito dell’Arcidiocesi etnea (che è scorporato dal dato del traffico della pagina della Cattedrale e dalle innumerovoli pagine su Sant’Agata): solo il 2% del traffico arriva dai social. Come dire, sono due canali di comunicazione quasi indipendenti. E la Chiesa etnea, oggi, di questo ha piena contezza.

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