Il prototipo di realtà virtuale sulla cyclette di Behaviour Labs

La realtà virtuale di Niwell, sulla cyclette in un velodromo olimpico

Sensore al polpaccio, visore, cyclette e computer. E via a pedalare in un velodromo, virtuale, con tanto di pubblico sugli spalti come in una competizione olimpica. In questa prova da solo, ma un domani anche in compagnia di altri grazie all’opzione multiplayer. Questo è Niwell (che sta per New Immersive Wellness), il prototipo di realtà virtuale per il wellness (in questo caso l’applicazione è utilizzabile per cyclette, vogatori, tapis-rulant) che è il nuovo progetto nel “cantiere” tecnologico della startup innovativa catanese Behaviour Labs. L’ho provata nel loro ufficio-laboratorio nella sede dell’acceleratore WCap di Catania che li ospita dall’anno scorso.

Questo primo prototipo di applicazione di ciclismo su pista olimpionica l’hanno proposta a Technogym, l’azienda che produce macchinari da fitness (chiunque frequenti un palestra la conosce). L’azienda vorrebbe customizzarla sulle proprie macchine, ma i “ragazzi” di Behaviour mi dicono che la loro idea è di farla diventare un’applicazione da commercializzare indipendentemente e che c’è ancora un po’ di lavoro da fare. Per questo sono alla ricerca di nuovi investitori per affinare software e materiali. «Sì, stiamo cercando investitori per implementare il progetto della realtà virtuale per il wellness – ci spiega Daniele Lombardo, ceo e co-founder dell’azienda  -.  Intanto faremo un test su Kickstarter, anche se in Italia non è ancora molto diffuso».

In sostanza il prototipo propone un nuovo modo di fare wellness (o fitness) tuffandosi in una sorta di videogame, o meglio di serious game, dove la partecipazione fisica, oltre che emotiva, è assicurata.

Eugenio Vitanza ci spiega come funziona il meccanismo, che in futuro (il 2016 pare sia l’anno del boom della realtà virtuale) potrà utilizzare come visore semplicemente lo smartphone di ognuno di noi, per esempio grazie al cardboard di Google VR.

Behaviour Labs è nata come startup innovativa, iscritta nell’apposito registro, con un altro progetto, su cui lavora dalla fondazione: RoboMate, ovvero un’applicazione per utilizzare piccoli robot antropomorfi nella terapia per certi tipi di autismo nei bambini. Davanti a noi ci sono due robot su cui Behaviour Labs ha tarato il software utilizzabile tramite tablet dal medico per personalizzare la terapia.

Marco Lombardo, perito informatico e co-founder dell’azienda, ce li fa vedere.

«La nostra soluzione per personalizzare la terapia è già in uso a una cooperativa sociale di bari e a breve faremo un contratto con la Asl di Catania che aprirà un centro sull’autismo – spiega Marco Lombardo, che vanta 17 anni di esperienza nel mondo dell’Ict -. Siamo sei soci, due-tre proiettati sulla parte tecnica, altri sul commerciale, marketing e gestione e amministrazione (oltre ai fratelli Lombardo i soci di Behaviour Labs sono Francesco Cazzaniga, Giovanni Giuffrida, Giuseppe Pennisi ed Elita Schillaci, ndr)».

«La prima versione del software è un prototipo standard perla terapia sui bambini affetti da autismo asperger. Ma stiamo lavorando per offrire ai medici la possibilità di massima personalizzazione in base alle esigenze – aggiunge Marco -.  Abbiamo molti contatti commerciali con l’estero, Svizzera, Danimarca, poco ancora in Italia. Quanto costa comprare un robottino di questo tipo e il relativo software? Oggi i costi si sono molto abbattuti – aggiunge Lombardo – e con 6-7 mila euro di spesa si può utilizzare questa tecnologia per la terapia».

 

 

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