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Auto elettriche sospese, la mobilità sostenibile di Francesco Galvagno

Andare da Catania al Rifugio Sapienza, sull’Etna, all’interno di un veicolo elettrico appeso a un cavo da funivia? Non è fantascienza, ma il progetto dell’ingegnere Francesco Galvagno, ennese d’origine e catanese d’adozione che ha immaginato un percorso a tappe di 5 chilometri basato su un innovativo“Sistema integrato di mobilità elettrica autonoma per via sospesa”: piccole auto elettriche che viaggiano sospese da terra, un po’ come le cabine di una funivia. Emissioni zero, risparmio energetico, addio ingorghi, incentivo al car sharing, viabilità agevolata in centro storico, abbattimento dei costi di realizzazione e di gestione dell’infrastruttura. In due parole, mobilità sostenibile.

L'ing. Francesco Galvagno
L’ing. Francesco Galvagno

Galvagno è un vero “vulcano di idee” e ha già registrato una decina di brevetti industriali con il suo Laboratorio Inntech, dalla mobilità sostenibile (tre brevetti, tra mobilità integrata e semafori intelligenti-evita ingorghi) alle costruzioni civili (ha brevettato una casa rotante, che dispone in direzione del sole per produrre energia solare) sino all’edilizia antisismica (ha in corso una partnership con l’Università di Catania per il brevetto di un isolatore sismico sferico dinamico). Alla brevettazione ha dedicato gli ultimi anni della sua professione, dopo aver chiuso l’avviato studio di ingegneria edile che aveva ad Enna.

E siccome Galvagno è un innovatore nell’anima, di quelli capaci di guardare oltre e cercare soluzioni nuove, ha presentato il suo sistema di mobilità integrata sostenibile nel corso dell’Innovation Day di Edison a Siracusa, nelle scorse settimane. Un sistema che ha brevettato in due varianti (mobilità elettrica per via sospesa adatto per il trasporto extraurbano; mobilità combinata per via sospesa e terrestre assistita per il trasporto urbano-extraurbano). L’una non esclude l’altra. L’idea gli venne un giorno, «venendo da San Giovanni La Punta a Catania. Mi sono reso conto – racconta – di quanto tempo sprechiamo in auto e quanto inquiniamo per tragitti di pochi chilometri. E ho provato a immaginare una soluzione».

MOBILITA’ SOSPESA CON VEICOLI ELETTRICI. Così è arrivato il progetto (e i brevetti) di mobilità per via sospesa con veicoli elettrici, «un sistema alternativo alla rete stradale per i collegamenti urbani di media distanza congestionati dal traffico», spiega l’ingegnere. Il sistema prevede: veicoli elettrici leggeri da gestire in car sharing e attrezzati di speciali dispositivi che permettono l’aggancio al cavo d’acciaio; una via sospesa a 6 metri da terra, una sorta di funivia con stazioni di partenza e di arrivo (delle piccole rotonde in cui i veicoli si agganciano e si sganciano al cavo); parcheggi scambiatori tra veicoli tradizionali e veicoli elettrici; mobilità nei centri storici riservata solo ai veicoli elettrici. «La via sospesa è costituita da telai in acciaio sorreggenti funi portanti. Si sviluppa in linea retta, riduce le distanze ed evita ingorghi e incidenti. D’altronde, il trasporto in funivia è di gran lunga il più sicuro al mondo -– spiega Galvagno -. Il sistema supera anche il problema dell’autonomia delle auto elettriche perché ricarica le batterie dei veicoli, batterie al piombo, molto meno costose di quelle al litio».

I tratti sospesi sono lunghi 5 chilometri: per questo Galvagno ha ipotizzato, come esempio, una via aerea in più tappe collegate da stazioni intermedie tra Catania e il rifugio Sapienza, 20 chilometri da percorrere “via cavo”.  E’ un’ipotesi tutt’altro che campata in aria, mi perdonerete il gioco di parole in questo caso. A questa, qualche settimana fa Galvagno ne ha aggiunto un’altra, presentando nella sede del Rotary catanese i suoi sistemi di mobilità integrata sostenibile applicati a un’ampia fetta di Catania: dal waterfront (lungomare e viale Africa) all’asse Viale Libertà-Viale Veneto, Circonvallazione, Corso Italia: tutte strade pronte ad essere sede di una mobilità tutta nuova, tra auto elettriche che viaggiano sospese o a terra in “via assistita” (come filobus), mezzi pubblici mossi dall’elettrice capaci di “agganciarsi e sganciarsi” dai cavi elettrici che li alimentano (filobus in sostanza), piste ciclabili e seggiovie pedonali.

Il progetto sul lungomare di Catania
Il progetto sul lungomare di Catania

UN SISTEMA VANTAGGIOSO IN TERMINI COSTI/RICAVI. Sulla convenienza del sistema brevettato Galvagno ha pochi dubbi e tanti studi a supporto. Mi ha dato tante tabelle che comparano i diversi mezzi di trasporto urbano, dai bus alle metropolitane alle auto e il suo sistema pare avere moltipunti di forza rispetto agli “avversari”. «In termini economici il sistema è molto più vantaggioso», spiega l’ingegnere scorrendo i dati. Per esempio, la costruzione di un chilometro di via sospesa costa 500 mila euro. Se poi vogliamo vedere il costo completo dell’infrastruttura su 5 km, tra costruzione dell’impianto a 2 corsie, parcheggi scambiatori, fornitura di veicoli elettrici e costi di esercizio Galvagno ha calcolato un costo di investimento di 35 milioni di euro in 5 anni. Ma ha anche calcolato gli incassi, pari a 72 milioni di euro, per un utile pari al 103% dell’investimento. E’ chiaro che ci sarebbe un pedaggio da pagare, ma il risparmio secondo l’ingegnere sarebbe per tutti: per i privati che usano il sistema, per la pubblica amministrazione, per l’eventuale gestore, per ambiente e qualità della vita.

GUARDARE ALL’EUROPA. Un paio di anni fa l’ingegnere  racconta di aver presentato il suo sistema alla Giunta municipale di Catania, al sindaco Bianco, agli assessori Bosco e D’Agata, all’esperto per il traffico ing. Condorelli, tutti attenti a seguirlo in sala Giunta. Ma da allora nessun riscontro successivo. «Le scelte sono andate in altre direzioni, molto meno innovative», considera un po’ amareggiato Galvagno. Perciò è un po’ sfiduciato nei confronti della politica. «Dobbiamo cambiare mentalità, per questo preferisco rivolgermi a chi questo cambio l’ha già fatto e guardare all’Europa che nell’ambito di Horizon 2020 punta molto sulla mobilità elettrica – dice -. Ho pubblicato il mio brevetto sulla piattaforma Cordis e ho già ricevuto manifestazioni di interesse dalla Spagna, ho contatti con l’azienda che produce Birò (veicolo elettrico) che mi ha dato la sua disponibilità. Vado avanti per la mia strada. In ogni caso, se la città in cui vivo fosse interessata sono sempre disponibile».

 

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