Bikeeper

Arriva Bikeeper, l’antifurto per bici “made in Catania”

Un dispositivo antifurto e capace di segnalare eventuali incidenti. Non per le auto, ma per le biciclette. Si chiama Bikeeper ed è il prodotto a cui sta lavorando il team di Bycare Lab, una giovane startup innovativa fondata l’anno scorso da sei giovani siciliani, dopo aver vinto il grant da 25 mila euro della call for ideas lanciata da Tim #WCap Catania. L’anno scorso i soci fondatori, appassionati a vario titolo di bici e ciclismo, si sono seduti attorno a un tavolo e hanno messo giù il loro progetto. Obiettivo: trovare una soluzione ai due principali limiti nell’uso della bici come mezzo di trasporto, seppure sia considerato il più adatto per percorrere tratte urbane di pochi chilometri: la sicurezza del ciclista da un lato, la paura del furto dell’altro.

Ha cominciato così a prendere corpo l’idea di questo dispositivo intelligente che coniuga innovazione tecnologica e rispetto dell’ecosostenibilità. Il dispositivo è dotato di un rilevatore di movimento e di un gps capace di localizzare la bici, gestibili da una app per lo smartphone; al tempo stesso è capace di rilevare una collisione e inviare un alert ai contatti preimpostati dall’utente. Dove sta l’innovazione ce lo spiega con passione Marco Pappalardo, il ceo della neo impresa: «Possiamo dire che sul mercato dispositivi del genere per le biciclette non ce ne sono o esistono tecnologie obsolete. La nostra sfida è riuscire a creare un dispositivo piccolo (22 millimetri) che si possa nascondere dentro la bicicletta, che abbia un’autonomia di due settimane e che eventualmente si ricarichi in modalità wireless. Inoltre – aggiunge Pappalardo – sul mercato non esiste un dispositivo che faccia anche da collision detector».

Il team di Bycare Lab
Il team di Bycare Lab

Dunque, la dislocazione del Bikeeper diventa un elemento fondamentale dell’idea. «Nelle bici in carbonio viene posizionato all’interno del telaio, una volta svitato l’expander dello sterzo, assolutamente invisibile da fuori. Per le bici in alluminio, che non hanno l’expander, verrà posizionato nel tubo sottosella. E stiamo già studiando sistemi di bloccaggio tramite l’app che l’utente avrà sul suo smartphone». Insomma, i ladri di bici sono avvertiti. Il costo sul mercato si aggirerà tra i 100 e i 150 euro (con connettività inclusa per 2 anni), anche se rimuovendo alcune funzionalità esclusive (per esempio la ricarica wireless) il prezzo potrebbe scendere. Dunque sarà un prodotto destinato a proteggere biciclette di un certo valore, economico o anche soltanto affettivo. Poiché il “movimento” della mobilità ciclistica cresce, le prospettive sono rosee.

La squadra, età media 28-29 anni, è composta da quattro ingegneri (Marco Pappalardo, Graziano D’Agata, Angelo Daniele Pirrone e Francesco Spampinato), un graphic designer (Paolo Barbagallo) e una cfo (Manuela Mastrolembo Barnà) e ci sta dando sotto per lanciare Bikeeper entro l’anno. «Siamo un gruppo affiatato che si conosce da anni – rivela Pappalardo – e lavoriamo bene insieme». Il prodotto dovrebbe essere pronto nell’arco di 2-3 mesi, fra ultime fasi di realizzazione e test. «La parte hardware è piuttosto complessa, il grosso è fatto, adesso stiamo cercando di affinare e lavorare sui dettagli per avere fra tre mesi un dispositivo perfettamente funzionante – aggiunge Pappalardo -. Al contempo stiamo lavorando sul software e sull’applicazione di gestione».

Quindi le tappe sono queste: produzione dei primi prototipi, poi progetto pilota per testare il prodotto con alcune centinaia di utenti in città “bike-friendly” (Bologna, Torino o anche Siracusa), infine il lancio. Nel frattempo continua la ricerca di partner e investitori. Il team ieri ha presentato il progetto a Palermo, nel corso della presentazione di Edison Pulse, il programma di Edison per sostenere startup innovative in tre ambiti: Internet of things, low carbon city e sharing economy.

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