Alessandro Cacciato

Alessandro Cacciato: «Siamo in piena quarta rivoluzione industriale»

Si intitola Il Sud Vola. Viaggio tra startup e giovani innovatori. E la pubblica amministrazione? (Medinova Editore) il libro che Alessandro Cacciato ha dato di recente alle stampe e che sta promuovendo in giro per la Sicilia. Una raccolta di interviste ed esperienze vissute in prima persona da Cacciato, profondo conoscitore del panorama dell’innovazione in Sicilia, delegato del Digital Camphion italiano Riccardo Luna per il comune di Favara nel 2014 e nel 2015, autore di varie trasmissioni radio e del sito “Edicola innovazione”.

Vicentino di nascita, ma residente in Sicilia da vent’anni, Cacciato si occupa di promozione per le imprese alla Progest, l’azienda speciale della Camera di Commercio di Agrigento ed è la persona giusta per capire meglio quella che è stata definita la “quarta rivoluzione industriale”.

La copertina del libro "Il Sud Vola"
La copertina del libro “Il Sud Vola”

Com’è nata l’idea di scrivere un libro sull’innovazione nel Sud Italia?
«Tutto nasce nel 2013 quando all’interno di Farm Cultural Park, luogo che si è aperto alle migliori menti del territorio, ho incontrato Riccardo Luna che presentava il suo libro Cambiamo tutto. Lui diceva: guardate che c’è un’Italia che si dà da fare, riesce a fare innovazione, fa impresa con le nuove tecnologie e con il web. Da allora ho deciso di utilizzare la mia passione di videomaker per cominciare a girare la Sicilia alla ricerca di questo mondo. E non mi sono più fermato: ho trovato un mondo incredibile di “maker” che affollano i fablab o le aree di co-working, persino le scuole. Un mondo che va avanti nonostante la drammatica disoccupazione e la mancanza di politiche efficienti».

L’innovazione è davvero la “quarta rivoluzione industriale”? E lo è anche in Sicilia?
«La quarta rivoluzione industriale vede per la prima volta dialogare l’analogico col digitale e si stanno mettendo in moto tantissime potenzialità. Da un lato ci sono le nuove generazioni, assolutamente a loro agio con i software, le apparecchiature digitali, le stampanti 3d, la scheda Arduino, tutte attività open source e con costi sempre più bassi. Dall’altro lato la Sicilia è ricca di antiche tradizioni e antichi mestieri. Da questo incontro può venir fuori l’innovazione, come nell’esempio di Scocca Papillon che reinventa l’attività del sarto, o come la Sea Bag, la borsa impermeabile e subacquea che viene fuori da un esperto di marketing, un architetto e un muratore esperto nella coibentazione e che ha sbancato in America».

Il catanese Salvo Mizzi, ceo di Invitalia Ventures, ha definito l’innovazione un vero e proprio “comparto industriale”. Sei d’accordo?
«L’innovazione tecnologica offre molte nuove opportunità e sovverte il modo di operare: oggi è possibile che da Mirabella Imbaccari un’azienda come Edison Web lavori addirittura con Samsung, cosa che cinque o tre anni fa non era immaginabile. Nel libro, quando parlo di innovazione, parlo anche della pubblica amministrazione. Il programma Bollenti Spiriti della Regione Puglia ha avuto grande successo perché è riuscito ad aprirsi alle migliori menti fra i giovani, visti non più come un problema per via della disoccupazione giovanile, ma come risorsa».

Come vedi le amministrazioni siciliane?
«Non possiamo pensare di creare una Silicon Valley dall’oggi al domani qui in Sicilia. Per fare questo e agganciare il nuovo modo di concepire il lavoro e la nuova mentalità della gente, che oggi vuole condividere rispetto a decenni di tentativi di nascondere le proprie idee, la pubblica amministrazione deve avere l’umiltà di ricominciare a “studiare”, di aprire un dialogo con i giovani e con le persone aperte a questo mondo. Se dobbiamo creare un’ecosistema dell’innovazione reale che punti a non vanificare questa effervescenza, bisogna che ci sia un dialogo tra il pubblico e i cittadini privati, ovvero tra tutti i player della società. E’ il momento di confrontarsi».

Come si finanzia la nuova impresa innovativa?
«Si finanzia entrando nel mercato. Ci sono sempre più privati che fanno call for ideas che danno un gettone per partire, come il Working Capital di Telecom Italia. La scommessa è che, appena finiscono questi gettoni d’avvio, le startup entrino nel mercato per diventare più solide, assumere, mantenere i propri prodotti all’avanguardia. è quello che sta accadendo».

C’è un misuratore economico dell’innovazione?
«Un parametro ce lo fornisce Infocamere attraverso lo sportello che registra le startup innovative. Ho notato che la Sicilia è tra le regioni più attive nel Sud Italia, dopo la Campania, con 227 start-up. Alle statistiche però sfugge l’effervescenza che c’è nei fablab, nelle aree di co-working o anche nelle scuole, dai licei classici agli istituti industriali. Due esempi: a Palermo nasce l’incubatore d’impresa Lapi che abbassa l’età degli innovatori a 15 anni; la MyProGeneration è la macchina realizzata all’Ipsia D’Acquisto di Bagheria che utilizza la plastica delle bottiglie per alimentare stampanti 3d per realizzare cover per i cellulari. Bisogna fare molta attenzione, al di là delle statistiche, per captare cosa succede sul campo».

L’Innovazione, una “bolla” o vera economia?
«Il rischio ci può essere, ma ormai non si può fermare la condivisione delle buone pratiche. Perché oggi, dagli smartphone ai computer, abbiamo a disposizione una quantità incredibile di fonti per sviluppare una nostra idea imprenditoriale. Anche se ci sarà una bolla, ormai il dado è tratto. Le informazioni, lo scambio di idee, la possibilità di fare a distanza sono fattori della quarta rivoluzione industriale che di fatto è avviata. Sarà difficile racchiudere tutto questo semplicemente in una “moda”».

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